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MUSSOLINI E GLI ARDITI

composizione mussolini e gli arditi

MUSSOLINI E GLI ARDITI
Dedicato a un traditore

Rara edizione lusso con copertina in similpelle e caratteri dorati. Mussolini e gli arditi fu stampato da Unione Tipografica Milano 1938 in occasione del XIX annuale della battaglia contro il bolscevismo italiano.
Esemplare intonso, pg 170. All’interno, dedica di Gino Svanoni, (con biglietto da visita recante in rilievo il logo dei Sansepolcristi) a Giuseppe Bottai, Ardito e OPPORTUNISTA della prima ora.

bottai

DEMOCRISTIANI TRADITORI

Giuseppe Bottai 1895/1959. Volontario nella guerra 15/18 entra negli Arditi come ufficiale guadagnandosi una medaglia di bronzo al Valore Militare. Nel 1919, al termine del conflitto, incontra Benito Mussolini e collabora alla fondazione dei Fasci italiani di combattimento di Roma. Nel 1921, dopo la laurea in giurisprudenza, dirige la redazione romana de Il Popolo d’Italia. Con Ulisse Igliori e Gino Calza-Bini, è uno dei capi dello squadrismo romano: peraltro, è tra i pochissimi fascisti di primo piano che nell’estate del 1921 si pronunciano a favore del “patto di pacificazione” stipulato da Mussolini con i socialisti e destinato a divenire di lì a poco lettera morta proprio per l’opposizione della compagine intransigente delle squadre d’azione. Nel 1921 è eletto, nelle file del Partito Nazionale Fascista, alla Camera dei Deputati, da cui decade nel 1922 a causa della troppo giovane età.

Il 28 ottobre 1922 partecipa alla marcia su Roma. Nel 1923 fonda la rivista quindicinale Critica fascista. Rieletto nel 1924 alla Camera, siede ininterrottamente alla Camera (dal 1939 Camera dei Fasci e delle Corporazioni) fino al 1943. Dal 1935 è governatore di Roma, e nel maggio del 1936 è, per poco meno di un mese, anche governatore di Addis Abeba.  Nel 1935, quando ricopre la carica di governatore di Roma, è volontario in Africa orientale con la divisione Sila, col grado di maggiore di fanteria. Entrato in Addis Abeba il 5 maggio 1936, con la colonna del Maresciallo Badoglio, ne viene nominato in quello stesso giorno governatore, a simboleggiare l’unione ideale tra la capitale del Regno e la nuova capitale dell’Impero.  Al rientro in Italia viene nominato ministro dell’Educazione Nazionale, incarico che lascerà nel febbraio del 1943. Frutto di quest’ultima esperienza gabinettistica saranno “le leggi Bottai, che avranno una durata strepitosamente prolungata, pluridecennale. Il 24 luglio del 1943 aderisce insieme ad altri 19 gerarchi all’Ordine del giorno Grandi, una mozione che mette in minoranza Benito Mussolini. A causa dell’adesione a tale mozione, Bottai sarà condannato a morte in contumacia al Processo di Verona, nel 1944, da un Tribunale della neocostituita Repubblica Sociale Italiana. Sul suo libro Vent’anni ed un giorno, in merito all’Ordine del giorno Grandi, scrive: “In un giorno solo provammo a rimediare al tradimento fatto dal Fascismo dopo il ’36 rispetto agli ideali rivoluzionario-sociali che spinsero tutti noi nel Fascismo degli anni ’20”. Dopo la destituzione di Mussolini vive per alcuni mesi nascosto in un convento di Roma.

Nel 1944 si arruola con il consenso delle autorità politiche francesi, sotto il nome di Andrea Battaglia, nella Legione Straniera francese, e nelle cui file combatterà contro i tedeschi inquadrato nel 1º Reggimento di cavalleria con il grado di brigadier chef, dallo sbarco in Provenza fino nel cuore della Germania. Nella legione rimarrà fino al 1948, quando fu congedato con il grado di sergente. In merito alla decisione di arruolarsi con la Legione Straniera scrive: “Parto per espiare le mie colpe di non aver saputo fermare in tempo la degenerazione fascista”. (io sono convinto che lo abbia fatto per opportunismo).

Nel 1947 viene amnistiato per le imputazioni post-belliche connesse alla partecipazione avuta nella costituzione del regime Fascista e che gli erano costate una condanna all’ergastolo, mentre la condanna a morte di Verona era divenuta ovviamente nulla con la dissoluzione della RSI. Tornato in Italia, nel 1953 fonda la rivista di critica politica ABC, di cui sarà direttore fino alla morte. Per un certo periodo dirige dietro le quinte Il Popolo di Roma, un quotidiano finanziato da Vittorio Cini per fiancheggiare il centrismo. Muore a Roma il 9 gennaio 1959. Ai suoi affollati funerali a Roma sarà presente, tra le numerose autorità, il ministro della Pubblica Istruzione, allora in carica, Aldo Moro, amico di famiglia poiché suo padre, Renato, era stato tra i collaboratori di Bottai al ministero. (insomma … un CACIUCCO democristano); Bruno Bottai (Roma, 10 luglio 1930 – 2 novembre 2014), uno dei tre figli di Giuseppe Bottai, nel 1954 intraprende la carriera diplomatica. Sarà ambasciatore a Londra e presso la Santa Sede, segretario generale del Ministero degli Esteri e, fino alla morte, presidente della Società Dante Alighieri.

 

COERENZA TIPICAMENTE ITALIANA
La Rivoluzione fascista era incompiuta, e il fascismo doveva restare “rivoluzione permanente” (Bottai); “I giovani devono contestare tutto, devono distruggere per poi ricostruire tutto. Poco importa se tutto rimane come prima, soffocare quindi questa eversione dei giovani è impossibile. Bisogna quindi saper cogliere il meglio da queste avanguardie culturali giovanili”. La dialettica e la critica al fascismo normalizzato in regime e, a suo modo di vedere, con una carica rivoluzionaria minore delle origini, doveva venire dall’interno del Fascismo stesso, rendendo essenziale l’apporto di giovani ed intellettuali (Bottai);
Il favore per le leggi razziali.
Nel 1938 è tra i firmatari del Manifesto della razza, prodromo alla promulgazione delle leggi razziali dello stesso anno, nella quale Bottai si dimostrò animato “da un accanimento persecutorio … (anti ebraico). Nel Diario di Ciano del 5 ottobre 1938 si legge: «Gran Consiglio. Problema degli ebrei. Parlano in favore Balbo, De Bono e Federzoni. Gli altri, contro. Soprattutto Bottai che mi sorprende per la sua intransigenza. Si oppone a qualsiasi attenuazione dei provvedimenti.»  Come ministro dell’Educazione Nazionale, infatti, Bottai sancisce, nell’autunno del 1938, la puntuale applicazione nella scuola italiana delle leggi razziali, con la conseguente espulsione degli studenti e dei professori ebrei.

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