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Auletta 1861 Medaglia d’argento al Valore Militare

L’unico terrone buono è il brigante morto
Auletta 1861 – Medaglia d’argento al Valore Militare

Ho scelto un titolo volutamente provocatorio per scuotere il pigro, quando non atrofizzatto, cerebro del lettore nella speranza che quanto segue sia “ispiratorio” di una ricerca, sarebbe meglio una investigazione, sui personaggi e sugli accadimenti riconducibili allo pseudo mito risorgimentale dell’unificazione italiana del meridione. La mia personale avversione per “l’assassino nei due mondi” in camicia rossa, non ha influenzato il testo che segue che ho copia/incollato direttamente dalla rete.

Carlo Morandi

IL CONTESTO
Salerno, estate del 1861. Un pugno di mesi appena dalla proclamazione dell’Unità d’Italia, e già l’intero Mezzogiorno brucia in un inferno di sangue e violenza. Nei territori periferici dell’ormai defunto Regno delle Due Sicilie divampa furiosa la rivolta legittimista contro le truppe piemontesi, contro la leva obbligatoria, contro le nuove tasse. Una vera e propria guerra civile, liquidata troppo frettolosamente dalla storiografia ufficiale come una successione di eventi puramente criminali.

Campania, Lucania, Calabria: la mappa dell’insurrezione popolare è vasta. Decine i centri che si sollevano contro «l’invasore calato dal Nord», aprendo le porte alle bande di «briganti», bruciando tricolori ed effigi della nuova dinastia sabauda e scatenando rappresaglie ordinate dai vari Pallavicini, La Marmora o Cialdini, generale celebre per aver confessato di preferire di gran lunga i «beduini affricani ai cafoni meridionali».

I FATTI

Il 28 luglio 1861, una nutrita colonna di legittimisti fedeli ai Borbone di Napoli, che si stava concentrando da giorni in località bosco Lontrano, entrò in Auletta, accolta festosamente dalla popolazione civile lealista, mentre i pochi liberali presenti fuggirono a Pertosa e Caggiano chiedendo l’intervento di truppe armate piemontesi. Similmente a quanto sarebbe avvenuto a Camerota nel luglio 1862 dal comune vennero rimossi e distrutti i ritratti di Vittorio Emanuele II e Garibaldi e vi fu innalzata la bandiera del Regno delle Due Sicilie.

Contemporaneamente, nella locale chiesa di San Nicola di Mira, viene celebrato un Te Deum a favore dei deposti sovrani mentre le campane della chiesa vennero fatte suonare a distesa per invitare i cittadini alla rivolta. I militari italiani, acquartierati nella vicina Pertosa, intervennero su Auletta con alcune decine di soldati della Guardia Nazionale Italiana e dei Reali Carabinieri, i quali vennero però respinti a fucilate. Il IV comando “italiano” resosi conto dell’importanza della rivolta, organizzò una repentina ed esemplare azione di forza ed inviò i bersaglieri affiancati da una squadra di mercenari ungheresi; gli ausiliari magiari (ma non mancavano polacchi, russi, tedeschi, americani, avventurieri e tagliagole) affiancarono spesso le truppe sabaude, incaricandosi del «lavoro sporco».

I FATTI

Li precedeva una sinistra fama, alimentata da stupri, saccheggi, abusi e vessazioni. Le “truppe di occupazione savoiarde” espugnarono Auletta all’alba del 30 luglio, attraversando quella contrada Piano lasciata indifesa dagli assediati. È il caos. I colpi di baionetta come colonna sonora. Basta uno sguardo, una parola di troppo, un semplice sospetto per finire davanti al plotone di esecuzione. Un massacro. Sono proprio gli ungheresi a rendersi protagonisti dei crimini più orrendi, penetrano nelle case, saccheggiano, bruciano. La furia cieca e selvaggia della rappresaglia non risparmia nemmeno i preti, additati come i veri ispiratori della sedizione.

Il parroco Giuseppe Pucciarelli viene barbaramente seviziato a coltellate nella canonica. Venne letteralmente fatto a pezzi dalla soldataglia assetata di violenza e di sangue. Stessa sorte tocca a quattro religiosi, pestati a morte in piazza, obbligati ad inginocchiarsi al cospetto del tricolore sabaudo tra risate di scherno ed umiliazioni. Uno di loro – «quasi ottantenne» raccontano le ingiallite cronache del tempo – non resiste nella scomoda posizione, prova ad alzarsi in piedi ma un sergente gli fracassa il cranio con il calcio del fucile. Il bilancio finale della mattanza è terribile: 45 morti accertati (ma potrebbero essere molti di più) e oltre duecento arrestati. Gli arrestati vennero condotti a marcire nelle carceri di Salerno con l’accusa di rivolta e cospirazione.

IL PREMIO
Eccezionale cimelio storico e politico della storia d’Italia: Medaglia d’Argento al valore militare concessa ad un Capitano del 61° Fanteria distintisi per i fatti di Auletta di cui sopra. Medaglia nominativa Regia Zecca con nastro coevo, diploma modello in duplice pagina. Lotto intonso.

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